Il Santuario rupestre di Orsomarso

Interno della Grotta

La grotta di San Michele o dell’Angelo di Orsomarso, al pari di tante altre, non solo in Calabria, ma anche in Basilicata ed in Campania, divenne, in epoca longobarda, un santuario micaelico o grotta-santuario. Un Michaelion, un santuario in cui si praticava la venerazione per l’Arcangelo Michele, il cui culto si affermò, a partire dalla seconda metà del VII sec. in tutta l’area del Ducato di Benevento.

La grotta di Orsomarso è costituita da un unico grande ambiente ricavato a metà costa dell’imponente dirupo calcare dolomitico, che si spiega, improvviso, dal Timpone Simara e domina la località Mauro, nella media valle del fiume Porta La Terra, al termine del quale, è posto l’abitato di Orsomarso.

Alta circa quattro metri, la grotta è chiusa da muri che si distendono ad angolo, in direzione est-ovest e nord-sud, lunghi complessivamente 14 m e spessi tra i 30 e i 50 cm. Le pareti murarie, ottenute con pietre rinvenute nei dintorni, appositamente spianate e tenute insieme da un impasto a base di malta e terra rossiccia, la poca che si rinviene nei pressi dell’antro, erano interamente intonacate. Su di esse, ancora, si distinguono pochi ma significativi resti di affreschi raffiguranti l’Annunciazione dell’Angelo Gabriele a Maria, la deposizione di Gesù dalla Croce e la rappresentazione di San Michele sotto forma di guerriero alato e armato. Secondo molti studiosi questa sarebbe la grotta in cui Nilo da Rossano praticava l’eremitismo durante la sua permanenza nel Merkurion, quando ancora giovane monaco alternava lunghi periodi di isolamento completo alla vita comunitaria in uno dei monasteri di questa famosa regione.

La mappa